La notte delle streghe, meglio conosciuta come Halloween, è una festività americana che ha influenzato nel tempo moltissimi registi e sceneggiatori di tutte le epoche cinematografiche, al punto da far venire alla luce numerose produzioni tra cui spicca –come dimenticarlo– il capolavoro di John Carpenter intitolato Halloween: La Notte delle Streghe.

Dal 1978 ad oggi, tanto per fare due calcoli, ne abbiamo praticamente viste di tutti i colori. Da film horror poco incisivi a thriller maggiormente ispirati, questa festa pagana è risultata il perfetto set utile a tirar fuori interpretazioni degne di nota, accompagnate come di consueto da produzioni meno pregevoli che hanno solamente fatto piangere il botteghino durante la settimana di uscita. Ed uno tra questi, che ci pentiamo vivamente di aver visto, è stato il film diretto da Uli Edel intitolato Pay the Ghost.

Paga il fantasma, che ti conviene!

La trama del film è sostanzialmente una delle più banali al mondo: il figlio di una coppia newyorkese scompare durante la notte dei festeggiamenti di Halloween, ed i genitori di quest’ultimo si trovano a vivere l’incubo della perdita, condito da una serie di fenomeni paranormali che si manifestano ad un anno dalla scomparsa. È chiaro che dietro al triste evento non poteva che esserci un fantasma incazzato per i più disparati motivi, come è altrettanto evidente che tale presenza spiritica decida di rapire randomicamente i bambini di New York per portarli in una dimensione parallela di puro dolore e odio.

Pay Ghost 01

I motivi si spiegheranno durante lo svolgimento del film, tra interpretazioni più o meno convincenti del sempreverde Nicholas Cage (credo sia stato ibernato come i Pooh), il quale cerca di dar fondo al suo ormai noto repertorio di pose cliché senza riuscire a creare il minimo affiatamento con la storia, utile magari a coinvolgere lo spettatore in sala. In qualche modo la co-protagonista Sarah Wayne Callies cerca di adeguare il tiro servendo al buon Cage qualche assist vincente, ma si percepisce proprio che non sembra esserci quel carico di suspense e paura necessaria per far decollare il film, al punto da incidere così negativamente da farci pesare tutti i 94 minuti che abbiamo passato in sala.

La sceneggiatura di Dan Kay non convince in nessun verso, lasciandoci praticamente a bocca asciutta in tutti i possibili momenti “paurosi”, dove le dinamiche del jump scare falliscono miseramente lasciandoci sul volto una risata forzata della serie lasciamm perdere!. Il fantasma che rapisce bambini con la scusa del pagamento in anime è inespressivo, se non addirittura vuoto, e serve troppo facilmente il fianco alla favoletta della festa pagana con tanto di spiriti inquieti e lieto fine melenso.

Uscendo dalla sala quindi?

La sensazione è quella di aver buttato letteralmente i soldi. Nicholas Cage è ormai alla frutta, non totalmente per colpa sua certo, ma comunque alla frutta. Non riesce ad andare oltre il suo personaggio e questo è un peccato, perché altrimenti potrebbe magari stupirci con qualcosa di alternativo e avvincente.

Pay Ghost 02

Nemmeno la porzione unta di nachos conditi al formaggio è riuscita a salvarci dal tedio e dalla faccia sempre corrucciata di Cage, elemento negativo che ci porta a non consigliarvi in alcun modo di andare a vedere il film in sala, nemmeno durante lo sconto comitiva o il regalo 2+1 al cinema con le compagnie telefoniche.

In un periodo di uscite cinematografiche come questo, Pay the Ghost finisce tranquillamente nel dimenticatoio, senza se e senza ma. Per restare in tema, vi riporto la mia solita candida espressione una volta uscito dalla sala..

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Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

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