L’angolo del pensatore – The Last Guardian non fallirà!

Sono un cuore debole, un nerd di pancia. Mi innamoro di moltissime cose, e lo faccio in tempi relativamente brevi. Basta un’occhiata, un dettaglio di qualche prodotto, ritrovare un caro e vecchio amico d’infanzia a cui sai di aver donato il cuore tanti anni fa (Thor <3). Potrei andare avanti ore, e state tranquilli che riuscirei a trovare mille altre futili, ma genuine, motivazioni.

Certo, come i miei amici e colleghi ben sanno, noi nerd siamo anche fragili. Ci creiamo aspettative, l’hype sale in maniera incontrollata, e poi cosa succede? Spesso rimaniamo delusi. È capitato, e capiterà ancora, forse troppo spesso.

Pensare a The Last Guardian, mi fa venire in mente proprio questo processo nerd-mentale, ma sono altrettanto convinto che non succederà nulla di tragico. Il prossimo 7 dicembre saremo seduti sul nostro divano, nella nostra stanzetta, davanti alla nostra postazione di gioco, e verremo rapiti da così tanta bellezza da farci luccicare gli occhi, e tutta l’attesa di questi anni, svanirà come di colpo.

LA GRANDE BELLEZZA

Avevo 21 anni quando iniziarono i lavori su The Last Guardian, sotto il nome in codice di Project Trico. Ora ne ho 30. Quasi un decennio fatto si speranze, attese, ansia, tristezza, delusione e infine sconforto. Poi l’esplosione di gioia durante quella conferenza di Sony all’E3 2015, che difficilmente la mia anima da videogiocatore dimenticherà tanto facilmente.

Manca poco al 7 dicembre, davvero poco. La cosa che mi fa letteralmente venire i brividi è che il gioco esiste, l’abbiamo visto e provato, e tra non molto avrò la possibilità – nella mia intimità – di buttare testa e cuore all’interno di questa avventura.

Ecco perché non fallirà questo The Last Guardian: per una questione di sentimenti. Se persino una partita fatta da quel buontempone e bravissimo intrattenitore di PewDiePie è riuscita a trasmettermi quei feels che solamente il Team Ico è stato in grado di regalarmi in tutti questi anni, vuol dire che tutta questa attesa, probabilmente, è stata dolorosa ma allo stesso tempo necessaria.

È stata la forza di Ico nel 2001, e successivamente quella di Shadow of the Colossus nel 2005, la forza di sapere raccontare una storia in cui l’interazione, il gameplay, la presenza del giocatore, è realmente parte integrante dell’esperienza. Non si vive qualcosa in maniera passiva, non restiamo a guardare e assimilare quello che ci viene raccontato, ma siamo realmente parte di esso.

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La potenza di un semplice gesto. Poesia in movimento.

Io sono stato Ico, e sono stato Wander. Ho preso a cuore le loro storie, le ho fatte mie e ogni piccolo passo che facevo con loro, era una soddisfazione che mi veniva regalata. Proprio per questo mi veniva più facile perdermi nei dettagli, farmi colpire con forza da ogni singolo elemento di gioco, aiutato anche da un’età in cui è più facile rimanere affascinati dalle cose.  Momenti in cui il semplice gesto di prendere per mano qualcuno, o arrampicarsi sulla schiena di un colosso, valeva molto più di quello che si poteva immaginare

Ecco, non vedo davvero l’ora di tornare ad assaporare quella magia che davvero pochi altri giochi (non cito Zelda perché sarei banale e scontato) hanno saputo regalarmi.

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Non era una semplice scalata, ma una prova con noi stessi.

In un mondo come quello dei videogiochi in cui si vivono sempre di più storie di altri, romanzate e cinematografiche, io ho voglia di tornare ad assaporare qualcosa di più intimo. Voglio fare amicizia  con Trico (il mostro che ci accompagnerà nella nostra avventura), scoprire i segreti che si celano dietro il posto in cui siamo stati fatti prigionieri, chiudere gli occhi e ascoltare i poetici silenzi di un gioco che ha un carisma straripante.

Mi aspetto tutto questo da The Last Guardian, e proprio perché ho la certezza che esiste…sono sicuro che non fallirà. sarà una questione di cuore, pancia, illusione o più semplicemente follia. Forse potreste avere anche ragione, ma io preferisco che siano i sentimenti a parlare e non la ragione…per quella ci sarà il suo tempo.

Autore dell'articolo: Roberto Vicario

Giocatore onnivoro. Amante dei boardgame anche se non vince mai. Un amore smisurato per il cinema. Insomma, ho tutte le malattie di questo mondo. Con tanta dedizione, ed un po di culo, sono riuscito a farlo diventare il mio lavoro. Qui però posso sproloquiare alla grande.

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