Cafe Society 03

Cafè Society

Woody Allen tra satira ed amori incompiuti

Un altro anno passa, ed un altro anno Woody Allen torna a dirigere un nuovo film, questa volta riproducendo le favolose ambientazioni di un America lontana e sognatrice a cavallo degli anni ’30. Bobby Dorfman (Jesse Eisenberg) è un ebreo del Bronx che vuole scappare dalla frenetica New York in cerca di un posto migliore dove vivere, cercando di lasciarsi alle spalle la piattezza di un lavoro ordinario come orafo alle dipendenze del padre. L’unica soluzione ottimale sembra essere Los Angeles, dove lavora lo zio Phil (Steve Carrell) in mezzo ad attori famosi e società alla ribalta.

Bobby cerca di trovare una svolta, ma le commissioni di uno zio troppo occupato per badare ai bisogni del nipote sembrano creare spontaneamente la situazione perfetta, sbocciata con l’incontro di Vonnie (Kristen Stewart) che da guida turistica si trasforma in amante. Un amore travolgente e sognante, che però sembra non riuscire a sbocciare come dovrebbe.

Cafè Society 01

I motivi sono certamente legati ad un intreccio che non voglio svelarvi, ma la storia messa in scena da Allen riesce a creare un pathos che non vuole sapere di smielato, ricercando invece una critica un po’ cinica del romanticismo più fiabesco che la maggior parte delle volte –la realtà ce lo insegna, no?!– cede a conclusioni più realistiche.

La vita è una commedia scritta da un sadico commediografo

Le parole del protagonista Bobby sembrano rappresentare l’anima della morale dietro a Cafè Society, una pellicola che non va ad approfondire soltanto una storia d’amore con i suoi altarini, ma anzi affonda le proprie radici dentro tematiche considerevoli come la religione, sfoderando persino una satira pungente nel mostrare uno spaccato della società del tempo in tutti i suoi controsensi.

La “bella gente” descritta nel termine coniato da Maury Henry Biddle Paul nel 1915 viene rappresentata da Allen con grande minuzia, complice anche l’ottima fotografia diretta da Vittorio Storaro, la quale è riuscita a riprodurre con incantevoli colori degli scorci mozzafiato, coadiuvati dalle scene girati nei locali sapientemente arredati con ogni preciso particolare. Senza contare la colonna sonora, quel tocco di jazz che fa venire i brividi per quanto riesce ad essere coinvolgente, anche ai non amatori.

Certo è che, in questo contesto ricco di contrapposizioni, la satira del regista si conferma azzeccata e incredibilmente al passo con i tempi, non solo quando viene tirato in ballo il divario tra cristianesimo ed ebraismo (se solo l’ebraismo credesse nell’aldilà, avrebbe molti più clienti cit.), ma anche quando l’impacciato marito della zia del protagonista vuole a tutti i costi credere in una società civile e avveniristica, anche quando dietro invece imperversa il crimine sotto forma di mafia e pizzi.

Vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo e un giorno ci azzeccherai.

Tutte queste tematiche vengono comunque stemperate abilmente da Allen e scorrono tranquillamente nei 96 minuti ben ritmati di pellicola, lasciando allo spettatore un senso di nostalgia misto a involontaria empatia. Qualcosa ci fa già capire che le cose non vanno sempre come vorremmo, anche quando facciamo di tutto per farle andare nel verso giusto.

Un po’ come in Midnight in Paris, ricordate? (ma solo un po’, dato che il suddetto funzionava meglio)

Il cast convince ed ammetto che, questa volta, Kristen Stewart è riuscita a tirar fuori un’interpretazione sicuramente migliore dei diversi esperimenti poco riusciti in cui l’abbiamo vista tempo addietro (ogni riferimento a Twilight è puramente casuale).

Voto Finale

Personalmente il film mi è davvero piaciuto. Woody Allen si conferma essere un regista talentuoso, certamente un po’ reiterato nei temi e nel modus operandi che sfrutta per mostrarle allo spettatore, ma a differenza di altri prodotti simili mi ha fatto uscire dalla sala senza sbuffare per i soldi spesi. Un buon compromesso per una buona serata in compagnia!

Autore dell'articolo: Simone Rampazzi

Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

Parlane con Playcorner!