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Mater Dolorosa.

 

26 settembre 1986 – 26 settembre 2016

Dylan Dog compie trent’anni.

L’evento è di certo importante e la Bonelli lustra l’argenteria con il numero 361 attualmente in edicola dal titolo “Mater dolorosa”, scritto da Roberto Recchioni con i disegni di Gigi Cavenago e con copertina di Stano.

Se volete sapere cosa ne penso però mi permetto di rubarvi cinque minuti per raccontarvi una storia di una bellissima amicizia. La storia del mio amico Dylan Dog.

Era il 1987. Avevo dieci anni e trascorrevo i caldi e afosi pomeriggi di luglio leggendo vecchi numeri di Tex pescati alla rinfusa da due giganti borse di plastica lasciatemi da uno zio.

Fu la mia scoperta del mondo Bonelli e quando i Tex finirono mi precipitai nell’edicola dall’altra parte della strada per mettermi in pari con tutto quanto fosse disponibile di quel mondo fantastico che mi si era appena svelato davanti agli occhi.

Mister No, Zagor, Martin Mystere… e poi notai questa copertina con il mostro di Loch Ness e Rupert Everett in copertina (non voglio indagare oltre su come facesse un ragazzino di 10 anni a conoscere Rupert Everett…) dal titolo Il club dell’orrore.

Quello che successe dopo è facilmente intuibile.

Lasciandomi cullare dal dondolo mi immersi in quello che fu il mio primo Dylan Dog e ne rimasi affascinato e terrorizzato al tempo stesso. Le illustrazioni di Roi mi conquistarono dal primo momento ma quello che veramente mi colpì fu la storia.

Era qualcosa che non avevo mai letto (capirai, a 10 anni probabilmente è tutto una novità).

Ma parlava di mostri e di chi i mostri li combatte. Ed era bello e divertente. (Ah, poi c’erano anche delle tette ma lo mettiamo fra parentesi)

Inutile dire che fui totalmente rapito da Dylan e dal suo mondo.

E così cominciò la storia della nostra amicizia.

Si perché da quel giorno, ogni 26esimo giorno del mese e per molti anni a venire Dylan fu mio fedele compagno e amico.

E l’inizio della nostra storia fu scoppiettante.

Erano gli anni delle 500.000 mila copie mensili di Dylan e tutto era rose e fiori.

C’erano i diari, gli zaini e le magliette. C’era il videogioco (ciao Simulmondo!) e anche il gioco da tavolo (brutto, ma brutto, ma cosi brutto che ne ho ancora due copie in casa). E poi ancora il Dylan Dog Horror Fest al Palatrussardi (“però non stiamo per il film che si fa tardi e domani c’è scuola”).

Gli anni ‘80 e ‘90 furono uno spasso. Il genere horror era all’apice della popolarità e io e Dylan andavamo d’accordo come non mai.

Passammo momenti bellissimi insieme, dalla mia prima cotta, passando per la prima sigaretta fino ad arrivare a cose che forse non è il caso di lasciare nel web (ciao mamma!).Ogni singolo momento importante della mia vita è stato accompagnato da un numero di Dylan Dog.

Poi qualcosa cominciò ad andare storto.

Dopo i primi cento numeri Dylan mi sembrava sempre più vuoto e svogliato.

Le sue avventure continuavano a tenermi compagnia ma la sensazione di entusiamo e le emozioni che avevano pervaso quasi tutti i nostri incontri si stavano facendo sempre più rare.

Col passare degli anni mi trovavo sempre più spesso a sospirare deluso alla fine di un albo tanto che l’appuntamento mensile che prima attendevo con eccitazione divenne sempre più simile alla felicità che si prova pagando una rata mensile di un un mutuo di quarant’anni.

Era evidente che qualcosa si era guastato, qualcosa non funzionava più tanto bene e l’addio di Sclavi alla sua creatura non fu certo un segnale di ripresa.

Bisognava fare qualcosa e quel qualcosa prese forma nel 2014 con un progetto di rilancio della testata con un nuovo curatore: Roberto Recchioni.

Le mie speranze di ripresa però si trovarono subito a scontrarsi con una realtà che non mi piaceva.

Il nuovo corso infatti mi allontanò ancora di più da Dylan.

Quello che leggevo non mi piaceva e non mi emozionava.

Fu cosi che accadde qualcosa che non avrei mai pensato possibile. John Ghost fu l’ultimo numero di Dylan che presi in edicola.

Avevo detto basta. Avevo detto addio al mio amico Dylan Dog.

Se siete sopravvissuti allora lettura fin qui potete capire perchè mi trovo in difficoltà a parlare di un albo di Dylan Dog. Ho troppi ricordo e troppe emozioni della mia vita sono legate a lui perchè possa parlarne “a cuor leggero”. Ancor meno dovendo parlare di un fumetto tanto importante quanto quello pubblicato per l’anniversario dei suoi trent’anni. Ma tant’è… E quindi ecco a voi: Mater Dolorsa.

La trama in breve:

Quando Dylan Dog avverte di nuovo i sintomi del male oscuro che lo ha quasi ucciso, alcuni anni fa, capisce che Mater Morbi, la madre della malattia, è tornata e che sarà costretto a calarsi in un mare di dolore, alla ricerca di sé stesso e alla scoperta dei segreti del suo passato e del suo presente.

Xabaras, Morgana, il Galeone, l’ex-Ispettore Bloch, Groucho, Moonlight, i morti viventi, Mater Morbi… Non mancherà proprio nessuno in questa festa di morte, in un albo tuttocolore che celebra il trentennale dell’Indagatore dell’Incubo.

Come potete vedere la carne al fuoco promessa è tanta ma il risultato sarà all’altezza delle aspettative?

Per quanto mi riguarda assolutamente si e soprattutto per due motivi.

Il primo è l’essere riuscito a rendere omaggio (e solo Xabaras può sapere quanto è difficile riuscire a farlo!) al personaggio ideato da Sclavi senza scimmiottarlo, con grande rispetto per quanto fatto in passato ma allo stesso tempo già rivolto al futuro di Dylan e del suo mondo.

Il secondo grosso merito che ha avuto Recchioni in Mater Dolorosa è aver riportato Dylan Dog a vero protagonista delle sue storie, che troppo spesso l’avevano visto relegato nei panni di osservatore inerme di dolori altrui. Uno dei motivi per cui ho smesso di seguire Dylan era la sua “passività” , troppe volte semplice narratore/spettatore invece che vero protagonista e Mater Dolorosa riporta, finalmente, l’Old Boy al centro di tutto.

Non voglio però inoltrarmi nella trama per lasciare a voi il piacere di una lettura che mi ha emozionato e coinvolto come non succedeva da tanto tempo.

L’affresco di lusso confezionato da Recchioni trova naturale completezza nel comparto artistico a cura di Gigi Cavenago.

96 pagine di pura meraviglia visiva (forse penalizzata un pò troppo dalla qualità di stampa) che meriterebbero un artbook dedicato in confezione extralusso ma che, fortunati voi, potete portarvi a casa solo per 3 euro e 20 centesimi. (Se non mi credete, ammirate questa tavola…)

 

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In conclusione Mater Dolorosa mi ha lasciato con la piacevole sensazione di non poter chiedere di più per celebrare alla grande i primi trent’anni dell’Old Boy e se prima della lettura il mio era un tiepido “Bentrovato, caro Dylan” ora mi sento di dargli un convinto “Bentornato, amico mio”.

E allora tanti auguri Dylan Dog, e cento di questi (oscuri) giorni!

 

Autore dell'articolo: Luca Pinchiroli

Onnivoro fumettofilo. Appassionato di cinema horror e di Hitchcock. Videogiocatore da divano. Gli piaccioni i mostri.

1 commento su “Mater Dolorosa.

    Simone Rampazzi

    (ottobre 5, 2016 - 10:01 am)

    Non ho mai letto Dylan Dog, ma avverto la tua passione smodata Lucone 😀

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