Monster Hunter World – I racconti di un giovane cacciatore

Nella vita di un videogiocatore non è possibile giocare a tutto.

Non è neanche immaginabile poter provare tutti i giochi definiti Tripla AAA o Killer App, a meno che non se ne faccia un mestiere e un obiettivo di vita (e onestamente per me i videogiochi sono e saranno sempre un hobby).

Ci sono alcune pietre miliari che per un motivo o per un altro quindi sfuggono alla nostra “carriera” da videogiocatore, ma che ci promettiamo prima o poi di riprendere in mano.

Ed è esattamente quello che mi è capitato con Monster Hunter World.

Non ho avuto il piacere di giocare i primi capitoli o provare le versioni uscite sulle console Nintendo (d’altronde non ho mai avuto 3DS o Wii U), ma quando questo gennaio Monster Hunter World è arrivato su PS4 mi sono detto che era arrivato il momento di sopperire a questa mancanza.

Preciso che questo articolo non è una recensione, perché di quelle ne troverete a bizzeffe in giro per la rete, fatte sicuramente da gente che ha più esperienza con il franchise, ma nonostante tutto non sono riuscito a trattenermi dal voler dire due parole su questo titolo, descrivendo la esperienza di gioco da ignorante, nel senso che ignoro (cit. Aldo, Giovanni e Giacomo).

La prima parola che mi è venuta in mente dopo le mie prime ore di sessione di gioco è stata “soverchiante“.

Non mi sono buttato in questa avventura completamente all’oscuro di tutto, ma pur avendo avuto qualche dritta da amici che sono degli esperti di Monster Hunter, mi sono accorto che in realtà non ero pronto a quello che ho sperimentato in gioco.

Fin da subito mi sono trovato un po’ confuso in questa ambientazione così ricca. Muoversi nelle Guglie Selvagge, il primo degli scenari di Monster Hunter World, ti dà l’impressione di essere veramente in una giungla, ma a volte risulta esserci troppa roba su schermo, cosa che spesso e volentieri mi ha portato semplicemente a perdere la bussola.

Per quanto alla lunga l’utilizzo degli insetti guida sia fondamentale, all’inizio ho maledetto questi cosini verdi che si materializzavano su schermo e mi segnalavano diecimila cose diverse.

Penso di aver perso un sacco di tempo a raccogliere ogni schifezza che si trovasse sul mio cammino. Per un momento mi sono chiesto se stessi giocando a Monster Hunter World o fossi arrivato su Farmville Remastered HD.

Non fate i santarellini: ci avete giocato tutti!

A quel punto capita quello che non ti aspetti: intento a farmi dei funghetti (non pensate male, non sono mica allucinogeni…purtroppo), un boato mi sorprende alle spalle (e un discreto vaffa all’impianto surround). Avevo una specie di dinosauro viola alle spalle che sembrava mi trovasse molto gustoso e aveva tutta intenzione di sapere che sapore avessi.

Ora, sappiamo benissimo che è un videogioco, ma la scarica di adrenalina è stata reale. Spingo il tasto R1 con tutta la forza che ho in corpo e punto delle liane viste in lontananza: l’unico obiettivo è quello di raggiungerle prima che sto coso gigante mi desse una zampata o un morso.

Noto che il personaggio non corre più composto con il suo spadino e scudo, ma la sua corsa è esattamente quella che avrei io se fossi in quel momento in quel posto: gambe levate e non guardarsi indietro per nessun motivo.

Riesco ad arrivare alle liane, salgo in cima e il mio personaggio è esausto, piegato sulle gambe, guarda caso come mi sento io in quel preciso momento.

Poi guardo la spada e lo scudo che ho in mano e mi chiedo: ma io dovrei ammazzare quel coso con questo stuzzicadenti? Borbotto con me stesso e maledico chi mi ha consigliato di iniziare con queste armi da smilzo. Per buttare giù un mostro del genere minimo voglio un bazooka!!!

Ecco il famigerato Dinosauro che ho scoperto chiamarsi Anjanath

Dopo questo spiacevole ma interessante incontro riesco a completare la missione che stavo facendo, ma a quel punto, ripensando alla mia sensazione di impotenza, decido di dirigermi alla forgia di Astera, il villaggio dove la compagnia svolge le sue operazioni di ricerca.

E qui che la parola “soverchiante” torna in auge: come fa un giocatore come me, alla prima esperienza con un titolo del genere, a raccapezzarsi su cosa usare per giocare?

14 armi, ognuna della quali ha svariati potenziamenti, che possono portare ad avere spadini avvelenati a archi con frecce che causano il sonno, da spadoni che manco Gatsu potrebbe sollevare (ma noi li portiamo in spalla correndoci anche) ad armi ibride che fanno invidia ai Trasformers.

Se successivamente capisci che tutta questa scelta giustifica in parte quel voto esagerato che praticamente chiunque ha assegnato alla longevità di Monster Hunter World, all’inizio ti sembra solo di trovarti in un inferno.

Un po’ sconfortato chiamo il mio “monsterhunterologo” di fiducia che, facendosi una bella risata dicendo che aveva già previsto questa chiamata, mi spiega un po’ per filo e per segno tutte le caratteristiche peculiari delle armi. Dopo una bella sessione di training telefonico, decido che l’arma che fa per me è il martello: grosso, picchia forte, ma soprattutto permette un minimo di movimento mentre si caccia, a differenza dello spadone, che da bravo barbaro era la mia prima scelta, ma che mi è stata ampiamente sconsigliata per la bassissima mobilità che per un cacciatore alle prime armi può risultare fatale.

Dopo un paio di missioni in cui ho ricevuto un aiuto dal suddetto soggetto (che continuava a prendersi gioco della mia noobagine), riesco a craftare un bel martellone d’osso al livello 2, che rispetto a quelle schifezza di prima mi dava l’idea di avere in mano una bomba nucleare e, nel frattempo, cambio anche qualche pezzo di armatura, anche se in quel momento leggevo solo i valori di resistenza e difesa, ignorando completamente le abilità speciali (male, molto male by il tuo monsterhunterlogo di fiducia).

Tralascio un pò la storyline principale, che non pensavo neanche esistesse, considerando i racconti che ho avuto sui precedenti Monster Hunter, e mi butto in Arena, per poter provare in maniera diretta il mio nuovo equipaggiamento.

E CACCHIO SE E’ DIVERTENTE!!!

Avere in mano un martellone fa tutta la differenza di questo mondo: scivolo dai dirupi facendo rotelle mortali e salendo in groppa ai mostri, li stordisco e quando sono a terra, continuo a picchiarli con tale soddisfazione e piacere fino a quando non leggo “Parte del mostro rotta”. Che significa? Che posso farli a pezzi?

Richiamo il mio amico e chiedo lumi: in effetti ogni mostro ha parti da rompere, le quali permettono di avere loot extra a fine missione e che è possibile sapere quali sono raccogliendo informazioni sui mostri che incontriamo durante le cacce.

A quel punto realizzo che tutto quel leggere di graffi, muco, impronte e quant’altro dei vari mostri serve effettivamente a qualcosa, infatti più trovando indizi e cacciando queste creature, più la nostra conoscenza su di loro aumenta, ed è tutto consultabile da un NPC del villaggio che non avevo calcolato neanche di striscio.

D’altronde avevo la mia wikipedia personale a portata di telefono, quindi che me ne facevo di queste informazioni?

Ed è solo ora che inizio ad apprezzare un po’ di più quegli insetti verdi maledetti che mi gironzolano intorno, senza i quali queste ricerche sarebbero infinitamente lunghe e maledettamente noiose.

Finalmente i puntini iniziano ad unirsi, la parola “soverchiante” inizia a sparire dalla mia testa e prende posto quella sensazione che solo i grandi giochi hanno ossia di non voler lasciare più il joypad fino a quando non stramazzo sul divano dormiente.

Infatti i miei progetti dell’ultimo fine settimana sono completamente saltati perché avevo cose da fare, e per cose da fare intendo dare la caccia ad un Barroth, che per me rappresenta un qualcosa di enorme ma invece vado a scoprire che rispetto ad altri mostri è solo un cucciolotto, e costruirmi il martello con i suoi materiali.

Ecco il mostro che ha occupato il mio fine settimana

Anche la storyline, che un po’ tutti mi avevano detto essere abbastanza superflua in un titolo del genere, sta risultando avvincente e ora voglio scoprire perché cavolo questi draghi anziani migrano ogni tot anni, anche se mi aspetto da un momento all’altro Alberto Angela comparire su schermo e farmi lo spiegone definitivo.

Devo dire che non pensavo di appassionarmi così a Monster Hunter World. Sebbene all’inizio sia rimasto un po’ spiazzato dalla mole di cose da fare e vedere, con il tempo ho imparato ad apprezzare tutto quello che il gioco ha da offrire.

Ho solo scalfito la punta dell’iceberg e se Monster Hunter World è piaciuto ad un “verginello” come me, figuriamoci a chi ha già amato questa serie per tanti anni.

pipboy love

 

 

 

 

 

 

 

Autore dell'articolo: Luca Pinchiroli

Onnivoro fumettofilo. Appassionato di cinema horror e di Hitchcock. Videogiocatore da divano. Gli piaccioni i mostri.

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