Shadow of the Colossus – Recensione

Nel lontano 2005 arrivava su PS2 un gioco che ha conquistato praticamente tutti: Shadow of the Colossus.

Secondo capitolo della trilogia creata da Sony, composta da ICO e dal successivo The Last Guardian, Shadow of the Colossus è forse tra i tre titoli quello che più di tutti mi ha catturato con le sue ambientazioni e l’arrivo su PS4, in una versione rimessa completamente a nuovo, mi ha dato il piacere e l’occasione di rigiocarci dopo tanti anni.

A dire il vero non è la prima volta che Shadow of the Colossus viene riproposto dopo l’uscita originale: infatti è stata già pubblicata una versione in alta risoluzione su PS3, ma il lavoro fatto su PS4 è completamente diverso, in quanto il gioco è stato graficamente rifatto da zero.

SOME MOUNTAINS ARE SCALED…

Di certo Shadow of the Colossus non brilla per originalità nella sua trama, ma nonostante la banalità del tema, come viene sviscerata la rende sicuramente uno dei punti di forza del titolo.

Il protagonista, il giovane Wander, è deciso di riportare in vita la sua donzella Mono e per farlo si rivolge all’entità Dormin.

Dormin fa capire a Wander che esiste una possibilità di riportare in vita la sua amata, ma per farlo dovrà affrontare una prova al limite dell’impossibile, con il rischio di sacrificare tutto pur di riaverla indietro. Ovviamente Wander non si tira indietro e inizia la sua battaglia contro i 16 colossi.

Il dettaglio di far vedere i piedi senza vita di Mono in questa immagine è qualcosa che fa stringere il cuore.

Il gioco ha un gameplay molto semplice: il nostro compito sarà quello di affrontare questi 16 colossi e sconfiggerli.

Ogni colosso ha una speciale tecnica per essere ucciso, solitamente cercando i punti deboli individuabili alzando la nostra spada al cielo (che fungerà anche da bussola durante le fasi di esplorazione), dando a Shadow of the Colossus quasi la connotazione di un puzzle game più che un action game, considerando che non sono presenti elementi stile RPG come rami di talenti o miglioramento di caratteristiche durante il gioco.

Sebbene il gioco per PS4 presenti degli extra creati ad hoc, oltre che ad un Hard Mode per aumentarne la longevità, il gioco ha una durata veramente breve, soprattutto se confrontato a molte produzioni degli ultimi anni (siamo nell’ordine delle 4-5 ore di gioco).

…OTHERS ARE SLAIN

Detta così non si capisce perché Shadow of the Colossus ha lasciato il segno in passato.

In primis bisogna dire che il gioco ha segnato per lungo tempo il punto di riferimento nei combattimenti iniqui, dove il piccolo Golia, in questo caso Wander, affronta questi colossi contro i quali teoricamente non dovrebbe avere speranza. Molti titoli dopo questo prenderanno spunto da questo sistema di gioco per implementare boss fight contro avversari garguanteschi.

Spinto dall’amore per Mono, Wander sfida l’impossibile. Questa sensazione pervade il giocatore in ogni intermezzo tra un combattimento e l’altro, mentre si esplorano le fantastiche lande desolate di questo mondo.

Se volete vedere un video per notare le differenze cliccate qui

Proprio le ambientazioni sono un altro punto di forza di Shadow of the Colossus. Se su carta viaggiare dal punto X al punto Y con il nostro cavallo Argo possa sembrare noioso, lo spostarsi attraverso queste lande è semplicemente fantastico. Ogni schermata, grazie al lavoro fatto dal punto di vista grafico, sembra una piccola opera d’arte da osservare e ammirare.

Queste sessioni di viaggio ci danno il tempo di mettere insieme le forze per affrontare un nuovo combattimento, dove siamo disposti a sacrificare noi stessi in nome dell’amore, oltre a poter cercare piccoli indizi che ci raccontano di più su questo mondo e anche qualche Easter Egg.

WORTH TO REMAKE

Da questo punto di vista, il lavoro fatto per riportare Shadow of the Colossus in una versione completamente rifatta per PS4, ci aiuta ad apprezzare ancor di più rispetto al passato questo fantastico mondo, tanto è vero che i programmatori ci hanno fornito un fantastico Photo Mode dove poter scattere e personalizzare i nostri screenshot, con il rischio di perdere più tempo a creare la foto perfetta da caricare sul nostro Instagram piuttosto che giocare effettivamente Shadow of the Colossus.

Prima e dopo il Photo Mode #instagrammifaunbaffo #megliodiunfotografo

Visivamente è impressionante, anche se non del tutto perfetto per quanto riguarda il sistema di telecamere. Non contenti delle boiate fatte con The Last Guardian (chiamato anche il generatore di bestemmie), i comandi e la camera non sono molto precisi, anche se non raggiungono i livelli terribili del suddetto gioco.

In conclusione Shadow of the Colossus è un gioco che se non si ha avuto la fortuna di giocare in passato è da comprare senza sé e senza ma, ma anche avendo avuto questa fortuna, l’upgrade grafico ci permette, a distanza di 13 anni, di riassaporare con nuova linfa questa fantastica avventura che non deve mancare nella libreria di ogni videogiocatore.

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pipboy lovePRO: come per ICO e The Last Guardian, anche in Shadow of the Colossus la storia è bellissima e poetica. Inoltre ogni combattimento è veramente ben studiato, dando un enorme senso di soddisfazione una volta completato.

CONTRO: Cercando il pelo nell’uovo, Sony si è lasciata sfuggire qualche imprecisione nella gestione della telecamera e dei comandi, che non risultano precisi al 100%, ma senza rovinare l’esperienza di gioco.

 

 

 

Autore dell'articolo: Luca Pinchiroli

Onnivoro fumettofilo. Appassionato di cinema horror e di Hitchcock. Videogiocatore da divano. Gli piaccioni i mostri.

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