Come NON prepararsi al telefilm del Punitore

Come probabilmente saprete, settimana prossima Netflix rilascerà la prima stagione del telefilm dedicata al Punitore.

Inutile dire che dopo le mezze delusioni di Jessica Jones e Luke Cage e la ciofeca immonda che risponde al nome Defenders, le ultime speranze di avere una serie decente dedicata ad un “supereroe” urbano dopo Daredevil poggiano tutte sulle spalle di Jon Bernthal, che dopo l’esordio nella seconda stagione dedicata al diavolo rosso ha suscitato un notevole hype per la serie in solitario dedicata proprio al Punitore.

Ora le persone “imparate” vi potrebbero consigliare di prepararvi alla visione con le migliori saghe fumettistiche dedicate al vendicatore con il teschio sul petto, e fidatevi sarebbe facile citare le run di Ennis e di Aaron (che in questo periodo tira veramente un sacco).

oppure la sottovalutata storyline imbastita ai tempi di Dark Reign da Remender (no Frankencastle, TU NO!); ma siccome noi siamo un bel po’ balordi, quale miglior occasione per andare a ripescare le precedenti trasposizioni sul grande e piccolo schermo del caro Francis Castiglione?

In questo ci viene anche in soccorso Netflix, che nel suo catalogo ha fortunatamente (?!) inserito le tre pellicole quindi non avete davvero scuse! Si vada a cominciare

I tre amigos

IL VENDICATORE (1989, che già dal titolo…)

 

L’anno è il 1989.

Il Marvel Cinematic Universe non è altro che una pallida idea nella mente della casa delle idee che comincia ad affacciarsi nel mondo cinematografico e lo fa, piuttosto a sorpresa, con una pellicola dedicata non certo ad uno dei suoi personaggi di punta: il Punitore appunto.

Pochi anni prima, un film che forse avrete sentito nominare (un certo Rocky 4) aveva consegnato alla celebrità un aitante ragazzone che risponde al nome di Dolph Lundgren.

Il gigante svedese venne scelto per dare volto e fisico alla prima trasposizione cinematografica dedicata a Frank Castle… solo che i risultati non furono proprio memorabili.

La pellicola, sull’onda dei film d’azione a bassissimo budget tanto in voga ai tempi, è incentrata infatti su un personaggio che ha davvero ben poco in comune con il personaggio dei fumetti.

A partire dalle origini rivisitate (Frank Castle è un poliziotto la cui famiglia è vittima di un autobomba) fino ad arrivare alla quasi totale assenza dell’iconico teschio (presente solamente sulle impugnature dei coltelli usati in gran quantità da Lundgren) la pellicola prende decisamente le distanze dal fumetto, causando non poche proteste da parte dei fan delusi.

La poca fedeltà, unita ad una qualità della pellicola veramente risibile, costringe ad una rapida ritirata dalle sale cinematografiche per ripiegare su una distribuzione diretta per il mercato home video (che non è mai un bene…) che porterà la pellicola in Italia sotto il nome di “Il Vendicatore” (vendicare… punire… suvvia non fate i pignoli!)

E’ una gran bella fogna!

Come detto, di questo film si salva veramente poco o nulla, anche se alcuni momenti di memorabile fetenzia non passano certo inosservati.

A cominciare dal rifugio di Frank, che ha come dimora un’allegra fogna (in compagnia di quattro tartarughe e un topino…) con corridoi larghissimi che gli permettono di girare indisturbato per la città a cavallo della sua moto scureggetta senza destare sospetti; all’interpretazione del buon Dolph, ridotta ad un’espressione fra l’incazzoso e il corruciato che si porta in faccia dal primo all’ultimo minuto, fino ad arrivare a coreografie di combattimenti che riescono a farmi rivalutare le scene d’azione di Iron Fist (no ok, forse ho esagerato).

Splinter levati *SPLACH*… ops!

Insomma, non proprio un esordio memorabile per il nostro Punitore, ma di certo il futuro sarà migliore… no?

Ecco non proprio, perché ora è il turno di…

THE PUNISHER (2004)

 

Prima di parlare di questo film è doveroso ricordare il contesto che i cinecomic si trovavano a vivere in quegli anni, ancora ben lontani dai fasti dell’ultimo decennio.

Se fino agli anni 90 infatti i tentativi di sfondare con i personaggi dei fumetti sul grande schermo erano stati sporadici e non troppo convinti, la musica cambia con l’avvento del nuovo millennio.

Le sale vengono infatti invase da nuove produzioni anche se sul fronte Marvel i risultati positivi sono ben lontani dall’arrivare.

Lo Spiderman di Raimi che riesce a conquistare il botteghino e la critica è quasi un’eccezione in mezzo a prodotti non esattamente memorabili. Giusto per fare qualche esempio e farvi venire gli incubi, sono gli anni del Daredevil di Ben Affleck e di Elektra (visto che il primo ti era venuto così bene come farsi mancare uno spinoff di livello?) e dei Fantastici 4 di Jessica Alba in versione total blonde.

Non stupiamoci quindi se anche questa versione del Punitore non è esattamente una perla da tramandare ai posteri…

Anche qui, le origini del Nostro vengono sfanculate senza troppe chiacchiere (che poi un massacro a Central Park durante un picnic non mi sembra un’idea tanto brutta ma tant’è…) ma ce ne siamo ormai fatti una ragione.

Il buon Frank Castle, dopo aver visto sterminata davanti ai suoi occhi tutta la famiglia (ma proprio tutta eh, compresi cugini di terzo grado che si facevano sentire solo per gli auguri di Natale) riesce a stento a sopravvivere con l’unico intento, ovviamente, di vendicarsi di quel villanzone di John Travolta, chiamato a vestire i panni del cattivone di turno.

A differenza del film con Lundgren, qui ci sono diversi spunti presi direttamente dai fumetti, proposti però totalmente fuori contesto, risultando quasi comici nella loro resa finale.

In questo senso è memorabile l’apparizione del terribile killer assoldato da Ma’Gnucci nella saga cartacea di Ennis: il Russo.

Interpretato da un Kevin Nash che dopo aver calcato per anni i ring del wrestling professionista ha pensato di riciclarsi come attore “di botte”, la versione cinematografica del russo, priva del contesto fumettistico in cui Ennis lo inserisce alla perfezione, risulta essere nulla di più di una semplice macchietta che riesce a far esclamare lo spettatore “ecco dov’era finito Waldo” e nient’altro.

Abbiamo trovato Waldo!

Altro momento da tramandare ai posteri è il “segno” che il Punitore si lascia alle spalle dopo aver sconfitto tutti i cattivoni. Nella miglior tradizione lasciataci dal Corvo, quale miglior modo infatti di firmare le proprie azioni se non disegnare di notte un teschio enorme e poi dargli fuoco per far vedere quanto siamo sboroni?

Non può piovere per semp… ah no!

Bene, ma non proprio benissimo diciamo.

Qualcosa di buono però questo film ce l’ha lasciato. Thomas Jane, che presta volto e fisico al Punitore, infatti rimane molto legato al personaggio tanto da girare un corto in cui veste ancora i panni di Frank Castle: “Dirty Laundry”.

 

A differenza del film, questo davvero consigliato (e poi son 10 minuti, daje!)

 

PUNISHER – ZONA DI GUERRA (2008)

Arriviamo così al terzo e finora ultimo film dedicato al Punitore, e senza dubbio è la miglior trasposizione fra le tre realizzate.

Il personaggio nei fumetti sta vivendo una delle sue fasi “WTF!”. Sotto l’etichetta Marvel Knights, sotto cui esce anche questa pellicola, il buon Frank Castle raggiunge uno dei punti più bassi della sua gestione (no Frankencastle, tu rimani l’apice della schifezza non preoccuparti).

Frank infatti torna sulle pagine dei fumetti in versione “Angelo vendicatore”. Sul serio, il Punitore è un Angelo nominato dal Paradiso, armato di fucili soprannaturali ma sempre animato dalla sua furia punitiva.

La pellicola tutto sommato non è poi così male.

Finalmente le origini del Punitore vengono rispettate e nella pellicola troviamo molti personaggi ripresi direttamente dalla testata a fumetti, come Mosaico (unico villain capace di riproporsi negli anni sulla testata del Punitore) o la coppia di agenti Soap e Budiansky fino ad arrivare allo storico Microchip, fedele aiutante di Frank che ritroveremo anche nell’imminente serie tv.

A dare il volto a Castle questa volta è Ray Stevenson (che ritroveremo in casa Marvel negli ampi panni di Volstagg nei film dedicati a Thor) e la scelta si rivela piuttosto azzeccata.

Stevenson infatti sembra uscito direttamente dalle notevoli illustrazioni di copertina del bravo Tim Bradstreet (non a caso citato anche nel film, col nome dedicato all’albergo teatro dello scontro finale).

Pur non godendo di una sceneggiatura a prova di bomba, War Zone giova di scene d’azione ben oltre il tamarro che fanno pendere l’ago della bilancia  a favore della pellicola.

Intendiamoci, non stiamo parlando di un capolavoro della cinematografia mondiale , ma rispetto ai due precedenti vince comunque a mani basse.

Dalla sparatoria iniziale, con un Frank Castle “rotante” appeso ad un lampadario fino ad arrivare alla resa dei conti finale, ambientata in un albergo in pieno stile “The Raid”, War Zone riesce finalmente ad accontentare qualche fan in più rispetto ai due prodotti precedenti.

“Giro Giro Tondo”

La pellicola però, tanto per cambiare, non riceve un buon trattamento al botteghino, finendo addirittura per essere ritirata dalle sale americane e arrivando sul suolo italico direttamente in formato home video.

Nonostante il fallimento economico, War Zone rimane fra i tre sicuramente la miglior pellicola e di certo la più fedele al personaggio dei fumetti… aspettando la serie tv con la dita incrociatissime.

Eccoci arrivati quindi in fondo a questi “non” consigli per prepararsi all’ennesimo avvento del Punitore sullo schermo.

Che dite, sarà questa la volta veramente buona? Non ci resta che aspettare il 17 novembre e scoprirlo!

 

 

Autore dell'articolo: Luca Pinchiroli

Onnivoro fumettofilo. Appassionato di cinema horror e di Hitchcock. Videogiocatore da divano. Gli piaccioni i mostri.

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