Monster Hunter Stories – Recensione

Sono passati la bellezza di 11 anni da quando per la prima volta ho indossato gli abiti da “Cacciatore” nella mia prima esperienza con il franchise Monster Hunter su PSP e oggi, dopo tanto tempo, mi toccherà dismetterli per vestire quelli di “Rider” in questo spin-off chiamato Monster Hunter Stories per 3DS.

PARTIAMO ALL’AVVENTURA!

Monster Hunter Stories rappresenterà l’ultima esclusiva per casa Nintendo della saga (dal 2018 si torna su PS4, Xbox e PC con l’attesissimo Monster Hunter World, che dovrebbe rappresentare una grandissima evoluzione per la serie) e, al posto di voler proporre la classica formula (che, onestamente, non ci stanca mai), la Capcom ha deciso di realizzare un titolo completamente diverso che, con gli altri Monster Hunter, condivide l’ampio bestiario a cui siamo abituati.

Infatti, Monster Hunter Stories, non è più un action RPG, ma diventa, in tutto e per tutto, un classico JRPG a turni, strizzando l’occhio non poco ad un altro caposaldo di Nintendo, ossia Pokèmon.

Come già detto nel prologo, non saremo più nei panni di un cacciatore, il cui scopo è quello di completare quest uccidendo e scuoiando le bestie che dovremo affrontare, ma quelli di un Rider, praticamente un addestratore di mostri.

Proprio per la differenza di struttura, per la prima volta avremo anche una parvenza di storia per dare una giustificazione al nostro voler girovagare per il mondo e acchiappare tutti i pokèmon dedicarci al vero cuore di Monster Hunter Stories che è la raccolta ed evoluzione dei nostri amati “mostriciattoli” (chiamare normalmente un Khezu mostriciattolo farebbe storcere un pò il naso, ma guardate quanto è caruccio!).

Sono su MH Stories possiamo definire “carino” un Khezu!

Come nel più classico dei clichè dei RPG giapponesi, conosciamo il nostro protagonista (editabile sia in versione maschile che femmile) insieme ai suoi due amici, Lilia e Cheval, che da bravi ragazzetti (parliamo di età compresa fra i 10 e i 14 anni forse) fantasticano sul loro futuro e in particolar modo sul diventare Rider, persone fantastiche che addomesticano le creature che abitano il mondo e le usano per combattere altri mostri. Tra uno scherzo e l’altro, il gruppetto si ritrova davanti ad un uovo, che provano a far schiudere con i rituali che hanno visto fare agli anziani del villaggio, senza pensare che sarebbero riusciti a farlo schiudere…cosa che ovviamente accade e ci ritroviamo tra le mani un cucciolo di Rathalos (il preorder del peluche è partito 5 secondi dopo), scoprendo che proprio il nostro protagonista (non capita mai eh…) ha formato un particolare legame con il piccolo Rathy!

Tornati al nostro villaggio, dove veniamo già segnalati come il prossimo predestinato a diventare Rider, succede il finimondo. Un Narcacuga (uno dei mostri più fighi e bastardi di tutta la serie) attacca e distrugge mezzo villaggio, provocando tra l’altro la morte della madre di Cheval (che avrà un piccolo cambiamento di carattere manco fosse Sasuke Uchiha quando abbandona il villaggio della Foglia).

La grafica “pucciosa” di MH Stories non rende merito alla “cattiveria” del Narcaruga

Grazie solo all’intervento del piccolo ed impavido Rathalos l’attacco non diventa un’ecatombe, riuscendo a mettere in fuga il mostro conosciuto come Black Blight, ma finendo giù per un dirupo nel tentativo (manco ce l’hanno fatto conoscere e già lo fanno fuori??? Manco Martin è così crudele).

Con un rapido fast forward di 1 anno, ci ritroviamo finalmente alla nostra cerimonia di iniziazione da Rider (d’altronde, eravamo predestinati!) e inizia la nostra ricerca per eliminare Black Blight e vendicare il villaggio per l’attacco subito. Come potete notare non brilliamo certo per originalità nel plot di Monster Hunter Stories, ma è un problema del tutto secondario in quanto il focus del gioco è sul gameplay e quindi la storia avrà il semplice ruolo di accompagnarci durante la caccia (addirittura in alcuni punti ci si scorderà assolutamente quale sia il nostro obiettivo finale, tendendo a voler fare incetta di quanti più mostri possibili).

Accompagnati dagli immancabili Felyne (ormai presenza fissa da un bel pò di tempo) scopriamo cosa offre il nostro villaggio per la nostra avventura.

In primis abbiamo la nostra casetta, che, come in altri capitoli, avrà la funzione di save point (riposando sul letto) o darci anche la possibilità di cambiare equip e look a noi e al nostro Felyne di compagnia Navirou (in realtà un pò fastidioso e logorroico, nyah!).

Poi ovviamente ci saranno gli immancabili negozi per le armi e armature, dove, grazie ai soldi guadagnati e ai loot delle battaglie, potremo upgradare il nostro equipaggiamento (con le classiche armi trovate in tutti i Monster Hunter). Non avremo l’infinità varietà a cui siamo abituati, ma c’è comunque da divertirsi (tenendo sempre conto che il focus del gioco non è tanto sul Rider, ma sui mostri che ci accompagnano).

Attraverso un Felyne chiamato Connecticat (giuro che una risata mi è scappata quando l’ho letto) si può accedere a delle funzionalità online e ai bonus ottenibili tramite la scansione degli Amiibo, mentre attraverso un corriere Felyne si accederà allo streetpass.

Gli Amiibo di Monster Hunter Stories sono veramente belli!

Attraverso le modalità online potremmo sfidarci contro altri avversari umani in un PVP selvaggio (che potrebbe diventare tranquillamente la modalità di gioco più usata di Monster Hunter Stories, perchè sicuramente è quella che regala più sfida, come avviene esattamente nel Pokèmon “competitivo”). Questa modalità è molto importante anche perchè partecipando ai tornei si possono avere reward non male, tra cui i frammenti di uova che combinati ci permetteranno di aggiungere un nuovo mostro al nostro roster.

In giro per il villaggio troveremo anche tantissimi personaggi che ci assegneranno svariate sidequest (o sulla lavagna delle quest) e per ultimo parliamo delle stalle che permetteranno di tenere custoditi i mostri che non portiamo con noi (oltre al nostro personaggio, potremmo avere al nostro seguito 5 mostri da switchare a seconda l’esigenza, ricreando quel numero di 6 membri del “party” di pokèmoniana memoria).

Come già detto la storyline ci porterà ad esplorare il mondo di Monster Hunter Stories in lungo e largo e proprio nella fase di esplorazione il gioco trova il suo punto di forza.

Volete sapere cosa state per schiudere?

Infatti di tanto in tanto, potreste trovare qualche covo di mostri che sono praticamente una specie di mini dungeon pieni di svariate tipologie di mostri che portano alla fine al nido protetto da un boss. Dopo aver sconfitto il boss di turno, potrete rubare l’uovo dal nido e portarlo al villaggio. Una volta portato a “casa” potrete far schiudere queste uova nelle stalle e i mostri appena ottenuti potranno essere inseriti direttamente nel vostro party o parcheggiati proprio nelle stalle.

Ogni uovo quando si schiude darà vita ad un mostro con stats diverse (a seconda di come lo si “accarezza” in fase di apertura), quindi si potrebbero avere molti mostri dello stesso tipo con caratteristiche diverse (e inizio già a vedere il calcolo dei theorycrafter per capire se per avere il Rathalos perfetto sia meglio la stat X rispetto alla Y e di quanti punti e così via).

Oltrettutto potremmo giocare al genetista pazzo mischiando i geni di diversi mostri per creare versioni migliorate (con lo scopo di trasferire le abilità tra i vari mostri).

Proprio come in Pokèmon, alcuni mostri avranno capacità particolari utili sia in combattimento (come parleremo dopo) che fuori da esso, tra cui una delle più utili è sicuramente quella di poterli cavalcare per potersi muovere più velocemente sulla mappa, ma avremo anche la possibilità di usare mostri che ti permettono di muoversi sulla lava o addirittura in aria per esplorare zone di mappa altrimenti inaccessibili.

Tra le altre cose collezionabili, oltre i mostri, avremo i Poogie, dei maialetti che hanno la brutta abitudine di ficcarsi in posti difficili da raggiungere ma che noi con tanta cura salveremo tutti (o no?).

Tra le altre cose, come tradizione di ogni Monster Hunter che si rispetti, il nostro Rider durante le fase di esplorazioni avrà la possibilità di raccogliere svariati materiali (erbe, funghi, minerali, ecc.) che potrà usare per crearsi i propri item o upgradare il proprio equipaggiamento (senza diventare frustrante come poteva essere la caccia a materiali specifici dei precedenti capitoli).

FORBICI-CARTA-SASSO

In un gioco come Monster Hunter Stories bisogna ovviamente concentrarsi sul sistema di combattimento che, proprio per il cambio di genere, riveste un ruolo sicuramente importante.

I combattimenti non sono randomici, ma i mostri sono ben visibili sullo schermo di gioco e siamo noi a doverci “sbattere” contro per far partire lo scontro (con le classiche opzioni di poter cogliere il nemico alle spalle e avere un turno di attacchi senza risposta).

Anche qui, come nella storia, non abbiamo nulla di particolarmente innovativo con un sistema forbici-carta-sasso che viene tradotto in attacci di tipo speed-power-technical (quindi con attacchi speed che faranno più danni contro chi usa attacchi power e così via).

Come in ogni gioco della serie Monster Hunter anche qui l’abilità del giocatore sarà quella di imparare a conoscere i pattern di attacco dei mostri avversari. Infatti molti mostri avranno una sola tipologia di attacco a disposizione (e quindi facilmente contrastabile) ma altri potranno avere diversi tipi di attacchi e quindi conoscere il comportamento del mostro in questione per scegliere la miglior strategia possibile.

Ovviamente tutto questo vale se il mostro avversario attacca il vostro personaggio, perchè nel caso decidesse di attaccare il vostro compagno non avrete grandissima possibilità di scelta visto che l’AI gestisce da sola la tipologia di attacco da usare (l’unica cosa che possiamo scegliere è l’usare la skill del mostro che ci accompagna al posto di lasciarlo attaccare liberamente).

Se sia voi che il vostro mostro usate un attacco efficace contro il nemico di turno, l’avversario non attaccherà mentre voi e il vostro compagno utilizzerete un attacco combinato che infliggerà danni aggiuntivi.

Durante lo scontro, a seconda della tipologia di attacchi che eseguirete (sfruttando il sistema a “triangolo”), accumulerete dei Kinship Points che vi permetteranno fondamentalmente di fare due cose:

  1. Cavalcare il vostro mostro, aumentando le vostre stats offensive e difensive (e di fatto scegliendo che tipologia di attacco usare anche per la vostra cavalcatura, non lasciando più l’AI giocare al vostro posto)
  2. Accumulati un tot di Kinship Points avere la possibilità di eseguire attacchi speciali che variano da mostro a mostro.

Tra le cose che ho potuto apprezzare di più (da vecchio e datato giocatore di Monster Hunter) è la possibilità contro alcuni mostri di concentrare i propri attacchi su una specifica zona per forzare il drop di particolari loot da parte del mostro (ho ancora gli incubi di code di Rathian mozzate per cercare una piastra divina che non ho MAI trovato).

QUANTO È BELLO DA VEDERE?

Capcom ha fatto le cose per bene, infatti il restyling sui mostri per renderli più “kawaii” è validissimo (anche se come ho già detto sull’immagina del Narcaruga, a volte lo stile “puccioso” non rende merito alla pericolosità di alcuni mostri) e, sebbene abbia provato il gioco su un vecchio 3DS, a parte qualche raro momento, non ho sofferto più di tanto la dimensione dello schermo.

Graficamente risulta sicuramente eccezionale anche se durante l’esecuzione dei FMW o in aree particolarmente affollate si notano un pò di problemi (ma ricordiamo che la console portatile della Nintendo inizia ad avere una certa età). Da lodare anche gli effetti 3D di notevole fattura ed è sicuramente cosa da non poco, visto che era tanto tempo che non riattivavo la modalità tridimensionale in un gioco su 3DS.

Cavallo is for boy, Rathalos is for men!

Dal punto di vista sonoro nulla da eccepire con una colonna sonora adatta al titolo, che ci accompagna senza mai infastidire il gameplay.

Una pecca è quella dei caricamenti continui e (forse dovuto all’hardware del mio 3DS di prima generazione) anche un pò troppo lenti, portando a rallentare un pò troppo i ritmi della nostra avventura.

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PRO: Monster Hunter Stories non vuole essere un titolo innovatore, ma un gioco solido con buone basi e in questo riesce benissimo. Graficamente risulta essere uno dei migliori titoli visti su 3DS e, per chi ha passioni per il collezionismo sfrenato, la ricerca di tutti i mostri e i Poogie rappresenta un bell’incentivo all’acquisto di questo gioco (ma per chi non apprezza questo aspetto potrebbe essere un deterrente).

CONTRO: Monster Hunter è da sempre famoso per le modalità co-op e qui, proprio per la struttura del gioco, non è possibile averla. Inoltre il sistema di combattimento, anche se facile da apprendere, diventa velocemente noioso e ripetitivo. Qualche piccolo problema sui tempi di caricamento, ma nulla che rovini completamente l’esperienza di gioco.

 

 

 

 

 

Autore dell'articolo: Giuseppe "Siral" De Luca

Spazia in tutti i campi dell'universo nerd: videogiochi, comics, manga, serie tv, board game, GDR senza tralasciare una vera e propria ossessione per il calcio (e il fantacalcio) e altri sport in maniera minore. Cosplayer a tempo perso, talvolta si ricorda anche di lavorare e molto più raramente di dormire.