Leatherface – Una vita fra prequel e begins

Se esiste una saga martoriata nel corso degli anni fra di prequel, sequel, begins, cazzi e ramazzi vari è decisamente Non aprite quella porta (o ancora meglio Texas Chainsaw Massacre).

In occasione dell’imminente uscita dell’ultimo capitolo intitolato semplicemente Leatherface è il caso di fare un pò di chiarezza cronologica per cercare di non perdere filo, anche se l’impresa è tutt’altro che facile.

Le imprese del ragazzone armato di motosega vedono all’attivo ben sette pellicole che partono dal primo capitolo, uscito nel lontano 1974.

Il primo “Non aprite quella porta” diretto dal compianto Tobe Hooper, oltre a essere una pietra miliare del genere, diede il là a ben tre seguiti.

In realtà se pensiamo ai “colleghi” di Leatherface, protagonisti delle saghe degli slasher movie tanto in voga negli anni ‘80, il numero dei seguiti di Texas Chainsaw Massacre è quasi irrisorio.

Freddie Krueger con Nightmare ha avuto infatti ben sei seguiti (più un team up con Jason di Venerdi 13 e un remake talmente brutto da far veramente paura), Michael Myers in Halloween ha potuto godere di sette capitoli (anche se il terzo film non ha nulla a che vedere con “The Shape”) più un remake con tanto di sequel a opera di Rob Zombie, mentre il caro Jason Vorhees ha potuto bearsi di nove film a seguito del primo (oltre al sopracitato team up con Freddy e un remake, anche qui tranquillamente evitabile) arrivando persino nello spazio profondo.

 

“Agevoliamo la slide con l’infografica, grazie.”

Ma torniamo a Non aprite quella porta.

Dopo il primo, monumentale, capitolo devono passare ben 12 anni per il secondo film.

E’ il 1986 infatti quando, sempre con Tobe Hooper in cabina di regia, viene pubblicato Non aprite quella porta – parte 2.

Seguito diretto del primo episodio, il film non venne accolto in maniera eccelsa anzi, soprattutto visto il tono quasi umoristico che pervade l’intera pellicola e che così di netto si discosta dal più spaventoso e terrificante materiale originale. In realtà il film risulta comunque apprezzabile, certamente lontano dal primo episodio, ma resta un più che dignitoso seguito infarcito di personaggi davvero caratteristici.

Arriviamo poi al 1990 ed è il turno del terzo episodio (dall’originalissimo titolo di Non aprite quella porta – parte 3), seguito poi quattro anni dopo dal quarto episodio (che ve lo dico a fare… Non aprite quella porta IV).

C’è davvero poco da dire su questi due episodi, vere e proprio schifezze (si può dire?) capaci solo di sfruttare un marchio che godeva e gode tuttora di una fanbase decisamente numerosa.

Piccola nota a margine: nelle due pellicole potete trovare un giovanissimo Viggo Mortensen (nel terzo capitolo) e Renee Zellwegger e Matthew McConaughey (nel quarto), ennesimi esempi di attori decisamente di spicco che hanno iniziato la loro carriera cinematografica nel cinema horror, come George Clooney nell’Attacco dei Pomodori Assassini o Leonardo di Caprio in Critters.

Quando tutto sembrava finito, ecco spuntare nel 2003 il remake del primo episodio, prodotto da Michael “Facciamo saltare in aria tutto” Bay, ma ahimè purtroppo di esplosivo non c’è nulla, men che meno il film.

Riprendendo quasi pedissequamente il primo capitolo della saga, il “nuovo” Non aprite quella porta passa alla storia più per la canottiera di Jessica Biel che per l’effettiva qualità di una pellicola girata con un bel filtro seppia per dare l’illusione di vintage ma senza una vera e propria idea di fondo.

Decisamente meglio l’originale.

Le cose adesso cominciano a farsi più complicate.

Visto che il remake del 2003 era stato tanto bello, cosa c’è di meglio che inventarci un bel prequel?

 

Ho fatto due etti e mezzo… lascio?

E’ cosi il turno di Non aprite quella porta – L’inizio (2006).

Con l’intento di investigare le origini di Leatherface il film vuole far luce sulle origini del nostro caro assassino psicopatico munito di motosega, narrandoci indovinate un pò, quella che è un’infanzia nel segno della violenza e dello squallore, a partire dalla nascita di Thommy avvenuta nel mattatoio dove la madre (che muore di parto) lavorava in condizioni a dir poco inumane.

Se lo spunto poteva (vagamente) essere interessante, la pellicola prende subito una piega che sa di “già visto”, limitandosi a ripercorrere quanto visto nella pellicola del 2003, semplicemente cambiando le vittime.

 

Dopo “L’inizio” si pensava che la saga fosse arrivata finalmente al capolinea e che il buon Leatherface potesse riposare insieme alla sua cara motosega… e invece no!

Nel 2013 è il turno di Non aprite quella porta 3D (che già solo a leggere il titolo fa venire l’orticaria).

Presentato come sequel diretto del primo Non aprite quella porta del 1974, questo capitolo in 3D (assolutamente inutile, ma c’erano dubbi?) è ambientato nel 2012 (…) e nelle originali intenzioni della produzione doveva essere il primo di una nuova trilogia, fortunatamente evitata. Apprezzabile negli intenti, soprattutto con la presenza nel cast di nomi familiari ai fan della saga come Gunnar Hansen (primo interprete di Leatherface) e Marylin Burns chiamati probabilmente più per far felici i fan di vecchia data che per altri motivi, il film pur a fronte di buoni incassi venne massacrato da pubblico e critica. Insomma, l’ennesima porcata.

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Arriviamo così a Leatherface, in uscita nelle sale il 14 di settembre e dichiarato come prequel dell’originale Non aprite quella porta. Con l’intento di far luce sulla giovinezza di Leatherface e di analizzare il rapporto con le maschere di pelle con cui si copre il viso, è arrivata l’ora dell’ennesimo ritorno dell’uomo con la motosega sul grande schermo.

Siete ancora confusi? Non vi preoccupate, ci pensa la regia!

“Agevoliamo la seconda slide, grazie.”

 

Eccoci quindi arrivati alla fine: la paura di trovarci di fronte all’ennesimo sfruttamento di una storica icona del cinema horror è tanta, ma perchè negargli una possibilità?  Tanto si può  sempre usare una motosega per rimettere le cose a posto no?

Autore dell'articolo: Luca Pinchiroli

Onnivoro fumettofilo. Appassionato di cinema horror e di Hitchcock. Videogiocatore da divano. Gli piaccioni i mostri.