R.I.P. Tobe Hooper

Se qualcuno dovesse chiedermi “cos’è un film dell’orrore” lo farei sedere su una spigolosa sedia di legno in una stanza vuota, davanti ad un televisore a tubo catodico collegato ad un videoregistratore e premerei PLAY dopo aver inserito la VHS di “Non aprite quella porta”.

Perchè se c’è una pellicola seminale nel genere horror è proprio quello sporco, brutto e cattivo film scritto e diretto da Tobe Hooper.

Era l’anno 1974 e il mondo intero non era pronto ad affrontare gli 85 minuti di paura, orrore e violenza rovesciata su pellicola dal giovane cineasta texano.

Uno dei primi esempi di mockumentary applicati al cinema horror, Non aprite quella porta è probabilmente la pellicola che più di ogni altra si è meritata tutte le avvertenze e le censure subite in più di 40 anni di onorata carriera, riuscendo ancora oggi a di terrorizzare e sbalordire sia il nuovo spettatore che chi venera e conosce ogni singolo frame di film.

Oltre ad aver dato la vita ad una delle icone classiche dei film slasher che faranno la fortuna del cinema horror negli anni 80, al pari di Freddy e Jason, Non aprite quella porta (e il primo sequel, troppo spesso sottovalutato) ha ispirato intere generazioni di cineasti, da Wes Craven a Rob Zombie, vero e proprio figlioccio cinematografico di Hooper.

 Purtroppo il 26 agosto Hooper se n’è andato ma è davvero superfluo dire che non sarà mai dimenticato.  

Molti colleghi e amici si sono uniti al cordoglio per la sua scomparsa ma mi piace ricordarlo attraverso le parole di Bill Moseley, indimenticabile Choptop nel secondo capitolo di “Non aprite quella porta”.  Perchè alla fine… “the saw is family”.

Ciao Tobe, salutaci Wes e George…

 

Autore dell'articolo: Luca Pinchiroli

Onnivoro fumettofilo. Appassionato di cinema horror e di Hitchcock. Videogiocatore da divano. Gli piaccioni i mostri.