Spider-Man: Homecoming

E così anche l’uomo ragno è tornato a casa.

Ma l’ennesimo reboot sarà quello giusto?

Prima di tuffarci nel mondo di Spider-Man vorrei fare qualche passo indietro per far capire l’importanza della prima pellicola dedicata al celebre arrampicamuri prodotta finalmente sotto il marchio Marvel e perchè un film sull’Uomo Ragno non può essere considerato uno dei dei tanti film con un supereroe come protagonista.

L’anno è il 2002 e il termine “cinecomic” non era di uso comune come oggi. Certo, le pellicole dedicate ai supereroi non erano una novità ma l’idea di un universo espanso non aveva ancora preso piede nel mondo cinematografico.

Nelle sale esce il primo film di una trilogia dedicata al più famoso supereroe della terra (rassegnatevi, prima dell’avvento di Robert Downey Jr, Spider-Man era indiscutibilmente la figura più iconica riconducibile al fumetto supereroistico americano di casa Marvel).

Lo Spider-Man di Raimi è quanto di più canonico si possa intendere quando si parla di film sulle origini di un supereroe.

La storia la sapete tutti (davvero la sapete tutti!) e racconta le avventure di un ragazzo sfigatello morso da un ragno radioattivo. Il film racchiude tutta la mitologia dell’Arrampicamuri: superpoteri di stampo ragnesco, la morte dello zio Ben causata involontariamente dallo stesso Peter, il tira e molla amoroso con Mary Jane, l’eterna lotta con Goblin etc etc.

Ocio che ti entra l’acqua nel naso!

Tutto bello anzi bellissimo (anche se Maguire proprio non lo riesco a mandare giù, che vi devo dire…) e il sequel fu una conseguenza ovvia ed inevitabile.

E meno male mi viene da dire, perchè Spider-Man 2 rientra nei migliori film (non solo legati ai supereroi) degli ultimi anni, con un Alfred Molina superlativo nei panni del buon vecchio Otto Octavius, vero protagonista di una pellicola matura e decisamente “adulta”.

E proprio qui sta il problema, se di problema vogliamo parlare.

Spider-Man 2 si rivela essere forse “troppo” maturo rispetto alle aspettative e a quello che il pubblico voleva vedere, anche a fronte di incassi eccezionali. Per fare un paragone scomodo, il secondo capitolo dell’Arrampicamuri si avvicina molto di più alle produzioni Nolaniane della trilogia del Cavaliere Oscuro piuttosto che ad un canonico film di supereroi tutto azione e divertimento. Un gran bel film… incidentalmente ambientato nel mondo dei supereroi.

La voglia di cambiare si materializza cosi con un terzo episodio che, beh, non si rivela all’altezza dei due predecessori (e sono gentile).

Nelle intenzioni originali di Raimi, la terza pellicola avrebbe dovuto chiudere il percorso di crescita di Peter Parker e completare la storyline di Harry Osborn ma il risultato finale fu decisamente diverso.

I fan del fumetto infatti non erano del tutto soddisfatti di questa trasposizione sul grande schermo del loro supereroe preferito (maledetti fan!) e cosi la sceneggiatura venne modificata per consentire l’inserimento di Venom come supercattivo e l’arrivo di Gwen Stacy, in un’ottica di rivalità futura con Mary Jane.

Il risultato? Un gran casotto, che portò Sargent, sceneggiatore originale della pellicola, ad allontanarsi dalla produzione.

L’importante è essere belli dentro

Pur ottenendo buoni risultati al botteghino, la magia dei primi due film era scomparsa e il quarto episodio, già in cantiere, venne abbandonata in favore di un nuovo reboot della saga.

L’anno dopo l’uscita di Spider Man 3 però, il mondo dei film supereroistici venne cambiato per sempre dall’uscita di Iron Man.

Se non avete vissuto sulla Luna negli ultimi 10 anni siete stati anche voi testimoni della consacrazione di un genere che oggi vive un’età d’oro che non accenna a diminuire.

In tutto questo però dov’è andato a finire il nostro amichevole ragno di quartiere?

Dobbiamo aspettare 4 anni per ritrovarlo nelle sale. E’ il 2012 infatti quando Amazing Spider-Man fa il suo esordio nelle sale ma di “amazing” purtroppo c’è davvero poco.

Nuovo cast, nuova storia, nuovo tutto… ma il risultato non è certo quello che ci si aspettava.

A fronte di una prima pellicola che naviga nella mediocrità fa seguito un secondo episodio che può essere collocato fra i peggiori cinecomic mai realizzati.

Una rivisitazione della storia del ragno (che si trova a indagare sulla morte dei genitori… eh???) fa storcere ancora di più il naso ai fan intorno al mondo, che se da un lato si trovano il loro supereroe preferito invischiato in produzioni poco convincenti vedono l’ascesa irrefrenabile del Marvel Cinematic Universe, privato di una delle colonne portanti del suo universo.

Oh… cacchio!

Ma la Marvel stava lavorando sotto traccia per riportare a casa il figliol prodigo.

Era il 9 febbraio 2015 quando la Casa delle Idee annunciava di aver raggiunto un accordo con la Sony per l’apparizione dell’Uomo Ragno nei suoi film ed è proprio in Capitan America: Civil War che facciamo per la prima volta conoscenza con il nuovo “bimbo ragno”.

Con un trailer appositamente confezionato per presentarlo al grande pubblico ecco quindi che Tom Holland fa il suo ingresso nel mondo cinematografico Marvel e si presenta decisamente col botto.

Un nuovo costume, chiaramente ispirato agli esordi fumettistici sotto le matite di Steve Ditko, e un nuovo attore che fanno letteralmente il botto, entrando in scena rubando nientedimeno che lo scudo dalle mani di Capitan America per poi partecipare alla Royal Rumble nell’aeroporto di Lipsia-halle.

Fan di tutto il mondo impazziti per quella decina di minuti on screen di un Uomo Ragno che sembrava solo attendere nell’ombra il grande momento del suo ritorno sul grande schermo.

Dopo un antipasto cosi delizioso però era ora di arrivare al piatto principale e cosi, un anno dopo, è finalmente giunto il momento dell’esordio del nuovo Spider-Man nella sua prima pellicola in solo.

Eccoci quindi finalmente giunti a Spider-Man: Homecoming  (titolo gigione se ce n’è uno) che fin dall’inizio prende letteralmente le distanze dai film che l’hanno preceduto e già dai titoli di testa che scorrono sulle note del classico tema di Spider-Man reinterpretato da Michal Giacchino è chiaro che la musica è cambiata.

Letteralmente.

Lasciate da parte lo zio Ben, i grandi poteri e le grandi responsabilità, la vecchia zia May e il senso di ragno perchè quello che ci troviamo davanti è un simpatico ragazzetto che ha ricevuto “in dono” un bel kit di superpoteri, senza però un manuale d’istruzioni.

E la più grande differenza con gli spiderman precedenti è tutta qui.

Niente drammi morali e lunghi monologhi interiori, il nuovo uomo ragno è un “wannabe” supereroe, con il sogno di entrare a far parte degli Avengers.

I punti cardine della mitologia ragnesca vengono (momentaneamente?) messi da parte in favore di una storia nuova e fresca, che narra in maniera esemplare il percorso di crescita e formazioni di un quindicenne alle prese con una doppia vita supereroistica.

Perchè se i protagonisti dei film Marvel finora non hanno mai affrontato la gestione delle due identità separate (a parte il dimenticato Hulk con Edward Norton), l’adolescente Peter Parker si trova a dover vivere una vita fra problematiche scolastiche e cattivoni da combattere, imparando a penzolare fra i grattacieli di New York mentre tenta di tenere segreta la sua seconda vita a zia May e agli amici.

Watts riesce a creare non solo un impressionante film di supereroi, ma ha l’indubbio merito di sviluppare in maniera egregia il percorso di auto-scoperta di Peter Parker, fra fallimenti e rivincite, in un percorso di maturazione ben definito sequenza dopo sequenza. L’impresa non è da poco e Watts riesce a bilanciare ogni aspetto del film in maniera impeccabile.

Anche il cast di tutto rispetto fa la sua parte a partire da Tom Holland. Impacciato e timido nei panni borghesi di Peter Parker, quando si infila il costume (bellissimo!) non diventa improvvisamente un supereroe immacolato ma semplicemente un ragazzo del Queens in bilico fra la voglia di diventare grande e fare grandi cose (da grandi pote…ah no!) e un’adolescente che si trova davanti una vita intera ancora da vivere, fra i primi amori, un ballo scolastico e una Morte Nera di Lego da costruire.

Impossibile poi non citare un Robert Downey Jr. in un’inedita versione “paterna” di Tony Stark e una Marisa Tomei decisamente a suo agio nei panni di zia May.

Ops… mi sa che ho sbagliato film

Ma l’apice raggiunto dal cosiddetto supporting cast è sicuramente Michael Keaton!

Lo sappiamo tutti: il punto debole delle produzioni cinematografiche Marvel è sempre stato una gestione dei villain non eccelsa che raramente li hanno resi davvero memorabili.

Say no more. L’Avvoltoio è qui!

Villain “per necessità”, Keaton è semplicemente magistrale nell’interpretare il cattivo proletario Adrian Toomes, dando finalmente nuovo lustro, dopo l’avvento di Loki, ai bad boys di casa Marvel.

Bravò! Bravò!

Un film perfetto allora? Beh qualche difettuccio ce l’ha, vedi l’eccessiva durata ed una colonna sonora che lascia un pò indifferenti , ma nel complesso il risultato finale è eccezionale.

Adatto agli spettatori di ogni età, Spiderman: Homecoming si rivela come una delle migliori produzioni del Marvel Cinematic Universe. Divertente e convincente, il bimbo ragno è tornato a casa.

E pensare che a me l’Uomo Ragno manco piace…

 

Autore dell'articolo: Luca Pinchiroli

Onnivoro fumettofilo. Appassionato di cinema horror e di Hitchcock. Videogiocatore da divano. Gli piaccioni i mostri.